Come fare biblioterapia

Mi sono avvicinato alla biblioterapia per curiosità, quando ero un libraio. L’amore per la lettura non poteva non avere un riscontro e un beneficio su chi legge o su chi ascolta la lettura di un libro.

Da allora ho cercato sempre di approfondire la tematica. Ho conosciuto e frequentato un workshop con la vera pioniera in Italia della biblioterapia, la dottoressa Rosa Mininno ( www.biblioterapia.it ) e ho proseguito praticandola sul campo.

Quali biblioterapie.

Esistono diverse biblioterapia. Possiamo distinguere due grossi campi. Quello medico, dove i libri affiancano il lavoro dello psicologo, psicoterapeuta o altro medico accreditato che vuole fare uso dei libri per la cura della persona.

Poi esiste una seconda accezione che potremmo chiamare biblioterapia sociale, educativa. Questa può essere svolta da librai, bibliotercari, operatori sociali, operatori culturali, insegnati, operatori culturali. Questa seconda accezione ha come fine quello di promuovere la lettura e la cultura del libro e dei suoi benefici dal punto di vista educativo e culturale, senza alcuna pretesa di sforare nel campo prettamente medico e psicologico.

E’ importante fare questa precisazione, altrimenti si possono creare dei grossi equivoci e poi dei grossi guai.

I libri aiutano nella cura, possono aiutare, ma non sono la cura. Soprattutto se stiamo parlando di malattie o disagi profondi legati alla sfera psichica.

Certamente il secondo tipo di biblioterapia può e deve svolgere un grande ruolo di prevenzione e di aiuto verso chi ha dei disagi lievi ma anche verso chi vive un momento particolare della propria vita. Ma, e non va sottovalutato, la biblioterapia è un validissimo aiuto anche per corroborare chi vive un momento positivo e vuole incrementare tale momento. Questo non viene sempre detto ma è fondamentale.

Come fare biblioterapia?

Una serie di incontri sulla speranza. Questo mi era stato chiesto qualche anno fa per un piccolo corso di biblioterapia.

Un momento nel centro di una cittadina campana a cui devo tante cose. Non era certamente un tema facile ma molto affascinante.

Quando si fa biblioterapia come scopo quello di far incontrare le persone e dare loro la possibilità di avere qualche ora per fermarsi e riflettere su alcuni temi, è molto importante scegliere gli strumenti giusti.

Io preferisco scegliere il tema, se non conosco ancora le persone. E au quel tema scelgo due massimo tre libri da affrontare. Ovviamente li ho letti o li leggo approfonditamente prima e ne estraggo le parti che ritengo più pertinenti al tema. Se non hanno potuto acquistare il libro (spesso lo fanno dopo) faccio alcune fotocopie delle parti da utilizzare.

Amo molto poi unire alla lettura anche delle musiche o delle canzoni che possano essere consone al tema e al momento.

Creo quindi un ambiente, un’atmosfera molto emozionale per sollecitare le parti più creative dei partecipanti.

Quindi un primo passo molto importante è quello di raccogliere le informazioni sui possibili partecipanti. Se questo non è possibile perché si è alla prima esperienza o esperimento, allora diviene ancora più importante scegliere bene gli strumenti per l’incontro.

Su questo punto spendo molte energie e tempo. Una prima ricerca viene fatta nel proprio database. I libri letti, quelli appuntati, quelli segnalati. Si riprendono le schede, i libri stessi se si posseggono; si rivedono le note, gli appunti e poi si scava per trovare le pagine migliori.

Molto utile è anche vedere se vi sono nuove uscite e magari farsi consigliere direttamente dalle case editrici. Una telefonata, una email o un contatto sui social, possono essere degli ottimi strumenti.

Invito anche a girare molto sui vari gruppi e forum sparsi in rete per farsi una buona infarinatura. Ma il lavoro sporco, quello di visionare davvero il teso, quello è imprescindibile per un serio biblioterapista.

Una volta scelti i libri (suggerisco non più di tre), si scelgono le pagine adatte e o si fotocopiano (nel caso i partecipanti non abbiano i libri) oppure si leggono ad alta voce e si proiettano su di uno schermo.

Di solito faccio sia le fotocopie sia la proiezione sullo schermo. Ma in ottica di risparmio economico ed ecologico, credo che se si può avere un proiettore collegato ad un computer, sia la soluzione migliore.

Per fare un esempio pratico.

Per l’incontro sulla speranza ho usato questi libri:

  1. “Il porto dei sogni incrociati” di B. Larsson, ed. Iperborea 
  2. “Uomini e topi” di J. Steinbeck, ed. Bompiani 
  3.  “Cosa tiene accese le stelle”  di Mario Calabresi, ed. Mondadori 

L’incontro con tre libri e relative musiche dura almeno un’ora e mezzo. In questo tempo ad ogni sollecitazione dei testi vi è un confronto molto libero dei partecipanti su quanto letto e ascoltato.

Sono momenti molto produttivi ed importanti. Per vari motivi.

Intanto ci si esercita al silenzio. Per poter ascoltare quello che viene letto o seguire su un foglio (io preferisco far prima ascoltare) bisogna far silenzio fuori e dentro.

Poi ci si esercita ad ascoltare dentro di sè quello che avviene come risonanza del momento. E devo dire che i partecipanti hanno sempre gran voglia di comunicare quello che pensano e sentono. E’ quasi un’esigenza. A volte eccessiva altre volte più equilibrata.

Altro punto importante è la capacità di catarsi, cioè di immedesimarsi in alcuni personaggi. Questo aspetto risulta meglio se magari si è letto prima il libro. Ma ciò non toglie che si possa fare anche ad una prima lettura o che si possa poi riprendere successivamente a casa. Anzi questo è spesso uno degli obbiettivi. Educare ad una sana lettura personale.

Altro punto importante nei laboratori di biblioterapia è la capacità di ascolto degli altri. Quando parla una persona gli altri fanno silenzio. Questo sia per poter poi ribattere sia perché il facilitatore potrebbe chiedere ad uno dei partecipanti, cosa ne pensa.

L’ascolto quindi diviene un esercizio importante che porta benefici al momento e successivamente.

Si crea quindi un clima di interesse e di confronto propositivo che coinvolge in modo sicuro, le vite dei partecipanti.

E’ poi molto importante anche far sviluppare le capacità creative dei partecipanti. Prendendo spunto da quello che si è letto e ascoltato, si possono poi far sviluppare capacità artistiche quali la composizione di uno scritto, una poesia, una musica, oppure qualcosa fatto con la creta, un dipinto. Tutto quello che il biblioterapista ritiene opportuno e che incontri il favore dei partecipanti.

Fare le cose è già in sè un atto terapeutico, farlo a partire dalla lettura e dalle risonanze personali, credo sia di un potenziale molto alto.

Solitamente concludo gli incontri cercando di tirare le fila di quello che è emerso e di riportare l’attenzione sui punti che ritengo importanti per quel tema, insieme alle cose positive che i partecipanti hanno fatto emergere.

Se vi saranno più incontri successivi, riparto sempre da quello precedente per tenere il filo di un discorso più lungo.

Quali sono gli obbiettivi della biblioterapia?

Questo è un punto molto importante. Soprattutto se non siamo in un campo medico, è importante aver chiaro che stiamo comunque svolgendo un’azione educativa e preventiva e quindi fondamentale.

Solitamente la biblioterapia esistenziale, mira a sviluppare, riprendere, ampliare quelle che comunemente sono chiamate life skills.

Cosa sono queste life skills? Sono abilità cognitive, emotive e relazionali di base, che consentono alle persone di operare con competenza sia sul piano individuale che su quello sociale.  In altre parole, sono abilità e capacità che ci permettono di acquisire un comportamento versatile e positivo, grazie al quale possiamo affrontare efficacemente le richieste e le sfide della vita quotidiana.

Sono quindi di fondamentale importanza per tutti noi.

L’organizzazione mondiale della sanità (OMS) le ha identificate così:

  • Consapevolezza di sé
  • Gestione delle emozioni 
  • Gestione dello stress
  • Comunicazione efficace
  • Relazioni efficaci
  • Empatia
  • Pensiero Creativo
  • Pensiero critico
  • Prendere decisioni
  • Risolvere problemi

dieci competenze che possono essere raggruppate in tre macro aree:

EMOTIVE– consapevolezza di sè, gestione delle emozioni, gestione dello stress
RELAZIONALI – empatia, comunicazione efficace, relazioni efficaci
COGNITIVE – risolvere i problemi, prendere decisioni,pensiero critico, pensiero creativo

Da questa prima infarinatura è facile capire quindi quanto sia importante coltivare queste aree fin da piccoli e quanto quindi ogni strumento, quindi anche i libri, siano di estrema importanza per tale sviluppo.

A chi è rivolta la biblioterapia?

La biblioterapia non ha limiti di età. Nelle condizione buone può essere applicata e portare benefici dai 2 ai 99 anni. Con tecniche appropriate e specifiche, i libri possono far compagnia e portare benefici sia nei bambini che negli anziani, passando per tutte le altre generazioni.

Ogni fascia d’età avrà le sue esigenze e le sue specifiche particolari attenzioni a cui dar conto. Ma ogni età ha il suo libro e ogni momento della vita ha il suo libro. E questo è molto affascinante oltre che essere molto importante e responsabilizzante.

Biblioterapia, opinioni

Questa è la mia esperienza di biblioterapia. Studiata e applicata sul campo. Tu cosa ne pensi? mai provata? mai pensato? la reputi una cosa utile, inutile, da migliorare?

Mi farebbe piacere ricevere la tua opinione in merito.

 

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